Itineraio naturalistico in provincia di Imperia

Nei dintorni di Imperia possiamo sfruttare un meraviglioso itinerario naturalistico che ci permetterà di visitare una serie di frazioni, borghi, monumenti di grande bellezza. Nel sobborgo di Castelvecchio di Santa Maria Maggiore, storicamente rilevante in quanto primo insediamento di età preromana nella zona, domina la foce del torrente Impero la barocca chiesa dedicata appunto a Santa Maria Maggiore, attribuita a Giovanni Battista Marvaldi.

Pontedassio è il centro più importante della media e bassa Valle dell’Impero vicino ad Imperia, attivo nella produzione dell’olio di oliva; nella chiesa di Santa Margherita, edificio ottocentesco, è conservato un trittico di Luca Baudo datato 1503; vi si trova il museo degli spaghetti aperto dalla famiglia agnesi nel 1956. Da Pontedassio si può salire a Bestagno dove possiamo vedere le rovine del castello, un tempo la più potente fortezza a difesa di Oneglia, e la chiesa del 1272.

A Villa Guardia, insediamento medioevale a quota 275 metri, si trova la chiesa della Madonna della Neve eretta nel 1590. Dal centro agricolo di Chiusavecchia si può raggiungere Lucinasco, con i resti del castello del XII secolo e, lungo la strada per Vasia, il laghetto e la chiesa di Santo Stefano (XIII sec.); a tre chilometri, sorge invece la chiesa della Maddalena, del XV secolo. Salendo ancora da Chiusavecchia si raggiunge Cesio, quasi al confine tra la provincia di Imperia e quella di Savona. Qui vicino vi è il Colle San Bartolomeo, che mette in comunicazione la Valle dell’Impero con quella dell’Arroscia.

Un altro itinerario potrebbe partire da Montegrazie, paesino in una stupenda posizione, noto per il Santuario di Nostra Signora delle Grazie (1450), che racchiude pregevoli affreschi e per il quale fu dipinto dal pittore milanese Carlo Braccesco il polittico Vergine in trono e i santi a 20 scomparti che raffigura la Madonna fra una schiera di santi (1478) e che oggi è conservato nella chiesa parrocchiale, in stile tardo-barocco (è del 1756), opera di Domenico Belmonte. Il santuario sorge su un primitivo impianto romanico di cui rimangono la cappella a sinistra e la metà inferiore del campanile; gli affreschi sono la Passione di Gesù di Pietro Guido da Ranzo, Storie di San Giacomo (1498) di Gabriele della Cella di Finale, il Giudizio finale, Le Pene dei dannati (1483) e Storie del Battista di Tomaso e Matteo Biazaci da Busca.

Dolcedo è un borgo sulle rive del Torrente Prino, che scorre tra rocce e ponti medioevali, (dei quali il più famoso è il Ponte Grande, ad una sola arcata, eretto dai Cavalieri di Malta nel 1292) ed è una delle località più famose per la produzione dell’olio. Appartenne ai Clavesana e, alleatosi con Torrazza, si costituì Comune con Porto Maurizio. Suggestiva la serie di case sulla destra del torrente, dove si trovano l’antica loggia del Comune con le misure di capacità del 1613 e la chiesa di San Tommaso Apostolo, parrocchiale cinquecentesca edificata su una precedente chiesa tardomedioevale di cui rimane il portale in pietra nera; al suo intero un crocifisso ligneo del ‘400, una tela del De Ferrari e altre due attribuite al Cambiaso.

Moltedo (il nome deriva da Morteo, cioè luogo ricco di mirti che un tempo venivano usati per la concia delle pelli) è diviso in due dal rio omonimo, presenta interessanti edifici seicenteschi tra cui l’Oratorio di Sant’Andrea (1666), l’oratorio sella Santissima Concezione (1671) e la chiesa di San Bernardo Abate, la parrochiale, che contiene un altro capolavoro di Gregorio De Ferrari, il San Isidoro. È possibile ammirare anche una Sacra Famiglia attribuita al Van Dyck del 1625 (l’artista, secondo la tradizione, sarebbe fuggito nella provincia di Imperia da Genova con la nobile Paolina Adorno), oltre all’altare di marmo e ai confessionali.

Perlà è raccolto attorno alle rovine del vecchio castello, mentre a Molini di Prelà si può ammirare l’antichissima chiesa di San Giovanni Battista del Groppo (XI secolo), che ha un bellissimo porticato sorretto da colonne di ardesia con bassorilievi. A VASIA, verso le pendici del Monte Acquarone, leggenda vuole che nel 1119 arrivassero i due monaci benedettini che introdussero la coltivazione dell’olivo nella regione.

Vi è inoltre Artallo, poco sopra Porto Maurizio, e, nei pressi, l’Oratorio del Monte Calvario (XVIII sec.). L’orografia (il profilo dei rilievi) delle valli imperiesi è caratterizzata dalla dolcezza del paesaggio, dovuta al succedersi di valli e costiere convergenti al mare verso il promontorio di Imperia, e dalle diverse colorazioni della vegetazione a seconda delle quote. La massiccia presenza delle pietre dei terrazzamenti è un’altra delle caratteristiche della campagna imperiese. In soli 15 chilometri si passa in linea d’aria dal livello del amare ai 1149 metri del Monte Faudo, ai 1218 del Guardia Bella e ai quasi 100 del Torre o Pizzo di Evigno e a ciascuna corrisponde una serie di valichi che, attraverso strade di crinale, collegano le valli tra loro e con quella Padana; sono le antiche vie marenche, usate per la transumanza, e tutto il percorso è punteggiato da santuari, oratori, piloni, ponti. Non manca la possibilità di percorrere le Vie dell’Olivo, itinerari come quello che da Imperia porta a Santa Brigida (toccando Piani, Clavi, S. Giorgio Torrazza, Torre, Monte Cinque Burche, Monte Carmo, Santa Brigida) o come quello che da Dolcedo porta, sempre per il Monte Carmo e Santa Brigida, ai passi di Vena e di Tavole.

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